Carlo Ciliberto, 24 anni, calabrese ma prestissimo anche siciliano, più precisamente “messinese”. Un sogno che custodisce dentro sé stesso sin da bambino: diventare Architetto. Lo sta per coronare.

Diciamo, però, che ha anche un’altra attitudine che sta realizzando…

Nato in Calabria, dopo pochi anni si trasferisce a Messina, città che lo accoglie e lo “cresce” fino al suo trasferimento a Ferrara, nel 2012, per intraprendere gli studi in Architettura.

Fin da piccolo ha due grandi passioni: “i mattoncini” e la Geografia. Trascorre il suo tempo a sfogliare atlanti o creando e/o costruendo qualcosa.

Negli anni dell’Università, dopo un liceo classico “che gli è un po’ stretto”, comincia a realizzare ciò che fino a quel momento aveva solo sognato. Tra un disegno ed un progetto, inizia a viaggiare verso quei luoghi che prima osservava solo su carta.

Nel 2015, a 21 anni, prende parte al 4L Trophy, percorrendo a bordo di una Renault 4 oltre 7000 km, da Ferrara a Marrakech, per portare aiuti umanitari. È questa prima grande avventura il momento in cui sente la necessità di raccontare… ed il modo con cui vuole farlo è la Fotografia.

Il suo approccio alla dimensione fotografica, si realizza, inizialmente, grazie agli studi universitari. Attraverso questi ultimi può lavorare su aspetti-base quali la composizione e le tecniche di scatto e poi su aspetti tematici come il rapporto uomo/Architettura… ma senza avere chiare le idee di ciò che stia facendo. “Era quasi un gioco. Uscivo di casa e scattavo, allenavo l’occhio”.

I successivi viaggi sono il vero campo di prova per capire ciò che vuole comunicare con la macchina fotografica.

Nel 2017, a 23 anni, intraprende un viaggio di sei mesi in Sud America. Viaggia lentamente fino all’estremo Sud del mondo attraverso Perù, Bolivia, Cile ed Argentina.

Da qui nasce la sua prima raccolta di fotografie. Inizia a maturare la tematica che aveva cominciato a sviluppare fin dal suo originario approccio alla Fotografia: il rapporto uomo/ambiente costruito ed uomo/paesaggio naturale.

Perfettamente consapevole di quella sottile ma sostanziale differenza tra “luogo” e “spazio”. Rispettivamente, la dimensione che si abita e la dimensione che “si sente”.

Consapevole anche dello straniamento (soprattutto contemporaneo) rispetto al posto in cui ci si trova. Infatti, è vero che su questa terra “siamo di passaggio” ma, nel momento in cui viviamo, il terreno su cui poggiamo i piedi è comunque un conto nostro, che ci riguarda da molto vicino. E questo è un tema che Carlo, con il suo progetto fotografico, in continua ricerca ed evoluzione, sembra indagare molto bene e con una determinazione ed una originalità che alla sua età dovrebbe essere scontata ma che, invece, seguendo un po’ le dinamiche giovanili del nostro tempo, non lo è.

Nel 2018, fa un terzo viaggio. Un mese attraverso l’Europa centrale fino a giungere in Islanda. In questa occasione ha modo di sperimentare nuovi temi per la sua ricerca. Con una serie di fotografie ironiche, racconta il viaggio da un punto di vista definito da lui straniante ed inconsueto. Per esempio, prova a mettere in scena il viaggio di un “cane” (indossando lui stesso o facendo indossare ad altri una maschera canina) componendo scene usuali ma con soggetti inusuali, oscillando tra paesaggi incontaminati ed ambienti “umanizzati”…

La sua curiosa ricerca è sempre un work in progress, senza mai dimenticare le sue radici ed il suo legame con la Sicilia… terra con cui è sempre pronto a creare nuove collaborazioni…

Profilo Instagram: carlo.ciliberto

Per approfondire il progetto “Impronte” (Sud America), cliccare su: https://www.flickr.com/photos/151052028@N03/sets/72157686039581102/

Per il progetto “Cane” (Nord Europa), cliccare su: https://www.flickr.com/photos/151052028@N03/sets/72157695634290755/

 

 

Di seguito, qualche scatto del suo progetto in continuo “movimento”.