Tetsuo Miyakoshi è un artista che vive in Europa.

Animo schivo ma che appare tratteggiato da una sensibilità singolare.

Tra le sue tappe di viaggio ha scelto anche la Sicilia.

Capitando” pure noi tra alcune delle sue opere, con curiosità sempre attiva, abbiamo deciso di raggiungerlo via email proponendogli una breve intervista.

Tetsuo, la Sicilia ha ammaliato anche Lei. Come è arrivato qui da noi e come vede il fare arte in quest’Isola che (pure) da molti del settore viene confermata” tanto bella quanto dolorosa”?

Vengo in Sicilia periodicamente. Sono arrivato in Sicilia per curiosità. Vivo in giro per l’Europa, la mia situazione me lo consente. Non conosco l’arte contemporanea in Sicilia, però ho capito che forse i siciliani sono in difficoltà con le cose che stanno succedendo nel mondo oggi. Peccato, a me pare un tempo pieno di possibilità. Mesi fa ho incontrato casualmente un critico siciliano, Mosè Previti, a lui ho affidato alcuni lavori per studiarli e organizzare qualche evento. Ringrazio te e lui per la possibilità di parlare del mio lavoro, o forse sarebbe meglio dire del mio divertimento.

Abbiamo potuto ammirare un suo ciclo di opere in cui la forma delineata si armonizza con l’astratto, la realtà all’immaginazione, la magia al sogno… Un ritorno, se vogliamo, ad un’arte sì contemporanea ma da ammirare “alle pareti” in un’epoca in cui (potrebbe dirsi “purtroppo”…) si pensa sempre di più che il Contemporaneo sia quasi esclusivamente performance ed installazione… E’ d’accordo, cosa pensa al riguardo?

Non sono affatto convinto del mio ruolo di artista. La mia precedente professione mi obbligava ad un’analisi molto accurata di quello che succedeva intorno a me. Per me l’arte è un progetto sperimentale ma non ho particolari predilezioni per un tipo specifico di espressione. Tutti i medium possono servire per esprimersi. Performance, installazione… non fa molta differenza. A me interessa la qualità e magari anche il piacere dell’occhio e della mente. L’espressione, poi, può anche non incontrare il gradimento del pubblico ed allora bisogna capire perché e se per l’artista è importante questo riscontro. Quello che succede nell’arte contemporanea è di una vastità e di una complessità tale che credo ci troviamo sempre di fronte ad una selezione superficiale e molto poco accurata di quello che gli uomini stanno producendo oggi come arte. Si tratta di un mondo che si rinnova ogni giorno come certe cellule dell’organismo.

Nei suoi lavori prendono forma, più o meno evidentemente, alberi dai fusti solidi e chiome piene… affusolate o tondeggianti, alle volte riparo di una figura femminile appena delineata. E poi pesci, spiriti, babbuini… Tutti elementi fortemente simbolici ed espressione di un animo vivace. Forse anche testimonianza di come, quando si parla di arte, si abbattano tutte le barriere, le differenze. Ma Lei pensa che si possa ancora vivere di arte… come l’albero che costituisce un’immagine universale e archetipica, un simbolo potente che vive e si moltiplica, nello spazio e nel tempo, in un’infinita varietà di forme… oppure crede che essa sia destinata a rimanere ciò che (speriamo sia in origine!) passione o per alcuni (fortunatamente pochi) esercizio intellettualistico?

Non amo le previsioni. Posso, però, provare a descrivere tendenze relative allo sviluppo di alcuni fattori della realtà presenti oggi. L’espressione “vivere di arte” immagino voglia indicare artisti vivono del loro lavoro. Penso che questo sia sempre possibile in caso di artisti professionalmente organizzati. Per tutti gli altri romantici non c’è possibilità di vivere inseguendo sogni non organizzati nel dettaglio. Per cui penso che avremo due tendenze divergenti: una crescita sempre più forte di artisti amatori, che non vivono con la loro arte, e un gruppo sempre più ristretto di star dell’arte sostenuto deal mondo economico.

L’esercizio intellettualistico è una conseguenza dell’incapacità dell’arte di imporre visioni che ora vengono imposte da altri agenti più capaci: tecnica ed economia. Gli artisti oggi sono in crisi ma non so cosa succederà. So che a me piace fare arte. Anche se l’ho scoperto tardi, molto tardi rispetto alla media corrente, credo che per me sia un’esigenza naturale.

Nonostante l’Italia sia un paese spesso bistrattato, sono ancora diversi gli artisti o professionisti dell’arte stranieri che decidono di investire in questa penisola, anche solo attraverso personali o collettive. Spesso, però, si affidano inevitabilmente a circuiti di élite. Che ne pensa? Non è forse il caso di svecchiare, a partire da questo punto di vista, l’arte e renderla meno elitaria e più “collettiva” sulla base di un fare rete comune? E lei lo farebbe un progetto qui, magari proprio in Sicilia?

Non conosco i problemi specifici dell’arte contemporanea italiana. In generale io non vedo problemi per questo vostro paese. Io vedo tante opportunità che non si riescono a cogliere. Non mi interessa fare rete, il mio è un lavoro appartato e preferisco che rimanga tale. Il mio progetto in Sicilia è già attivo ed è quello che tu hai visto tramite la comunicazione digitale che cura il mio collaboratore siciliano. In questo senso le mie opere rientrano in un generale progetto di “input output”. Questi lavori sono l’ultimo tassello di un mio studio sulla psicologia, il gusto e le dinamiche di sviluppo con cui si muovono determinate forme all’interno di un pubblico specifico. Certamente tutte queste immagini sono legate alla mia sensibilità ed alla mia idea del mondo ma al momento preferirei non discutere di questo.

Contatti: miyakoshistudio@gmail.com

Qualche opera del progetto dell’Artista: