A Roma, allo spazio espositivo FONDAMENTA di InsideArt (noto magazine di arte contemporanea, edito e diretto da Guido Talarico) si è conclusa con successo “Di chi sono gli occhi che guardano?”, la Personale, curata da Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci, della giovane e talentuosa artista messinese RE (Emanuela Ravidà).

Quest’ultima, formatasi all’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria e percorrendo una gavetta che l’ha vista partecipare a diverse collettive e personali in Sicilia anche curate da critici d’arte di spicco come Vittorio Sgarbi, è “sbarcata” nella Capitale con tutta la sua energica dialettica e consacrando definitivamente la sua poetica artistica.

Per citare C. Jung, ”cristallizzazioni di magma incandescente, simbolo delle esperienze interiori”, sapientemente coniugate da RE alle esperienze esteriori, sono state la cifra che ha guidato lo spettatore per tutto il percorso espositivo.

Trentacinque lavori: battenti di legno di vecchie finestre, cornici di vari materiali, tavole, reti metalliche, tutti invecchiati dal tempo e volutamente esposti ai fenomeni atmosferici, “valorizzati”, “impreziositi” da elementi naturali (erbe, fiori, muschi) uniti insieme da colle, vernici, impregnanti… realizzati con la particolare tecnica del “reverse”. Opere che hanno catalizzato l’attenzione di chi ha avuto il privilegio di osservarle, inducendolo, con grande fascino ed acutezza, ad una introspezione rivolta verso la luce e, ancora prima, verso reconditi pozzi oscuri; ma sempre verso una personale verità.

Quella di RE è un’arte astratta e concettuale che, alla maniera di Beuys (pittore e scultore tedesco, uno dei suoi punti di riferimento artistici “in assoluto”), riesce ad evocare i significati più profondi dell’identità della Ravidà stessa e della identità di tutto ciò che, attraverso una personale sperimentazione, ritrae. Un’arte che fa anche rivivere oggetti altrimenti gettati via, ma non per uno spirito ecologista, quanto per dargli una nuova luce; trasformandoli in pittosculture, in visioni luminose, talismani. Elementi nuovi, inaspettati, indefiniti.

Punto cruciale del percorso espositivo, una installazione site specific che, ispirata al titolo della mostra, ha dominato la sala centrale pendendo, come nascendo, dai chiari soffitti. Un drappo realizzato con la tecnica del reverse, che RE ha creato, sempre in modo assolutamente originale, ispirandosi all’antica tradizione degli arazzi. Infiniti petali e pezzi di bijoux uniti da colla vinilica sono divenuti trama in cui l’occhio dell’osservatore ha potuto perdersi fino a vedere nitidamente attraverso i rari punti volutamente aperti. Un riflettersi del Sé con l’esterno e viceversa, lasciando aperta l’eterna riflessione su “di chi sono ora gli occhi che guardano?”_

Di seguito, qualche scatto dell’evento per cui si ringrazia FONDAMENTA e RE.

Contatti dell’Artista: http://www.emanuelaravida.it; caraboom@hotmail.it